Vinibelli : la nuova vineria calorosa che offre piattini e grandi bottiglie
La nuova winery contemporanea con prezzi imperdibili da negozio
Si chiama Bottiglieria Vini Belli ed ha già catturato l’occhio e fatto parlare di sé a soli 14 giorni dall’apertura. Via Saragozza cresce e si rimpolpa sia di ottime insegne, che di buon gusto sul vino. Oltre agli storici Enoteca Mia Cantina e La Fastuchera, intramontabili con il loro stile e buone etichette, ha riacceso il trend “Il Bivio” di Lorenzo Musi, focalizzato unicamente sui vini naturali; seguito a ruota anche dal popolatissimo Corner Bar ,che recentemente ha alzato il tiro in termini di ricerca sulla proposta enoica, e qualche spunto non banale (parliamo sempre di vini artigianali) lo offre un’altra new entry freschissima, l’Osteria Futura (ex Sarà). Il vino protagonista, poi la cucina.
Dai Vini Belli giochiamo però su livelli molto competitivi. La società Bottiglieria del Borgo srl nata a Fidenza già da qualche anno ha puntato sul capoluogo emiliano romagnolo : prima con lo splendido (oramai ex) negozio in via d’azeglio, in cui nel corso più elegante della città era possibile acquistare e notare una selezione di etichette e produttori rigogliosa, contraddistinta da gusto, ottimo posizionamento, artigianalità a prezzi quasi esclusivi. Poi al Mercato delle Erbe, laddove è stata rilevata la vineria e dato modo di curare la proposta alla mescita e la parte eventi. Il trasloco, appunto, recentissimo da d’Azeglio a Saragozza, per rilevare gli spazi capienti di un immobile che nel suo storico, ha faticato a trovare pace e continuità di gestione. Il restyling è ammirevole : ambienti luminosi che permettono di intuire ed approcciare doppiamente dal negozio -aperto fin dal mattino – ininterrottamente alla ristorazione spartita tra pranzo, aperitivo e cena. Ben suddivisi proprio gli ambienti, in due aree : negozio con sharing table per le degustazioni, cucina a vista a banco nel mezzo, sedute per la cena. Il clima è festoso e conviviale, l’accoglienza è estremamente gioviale e coinvolgente, riflettendosi nelle buone maniere e nei sorrisi sinceri e continui generati dal personale di sala, organizzato ed efficiente. Tutte componenti tutt’altro che scontate e secondarie. Sui vini, come già anticipato, l’artigianalità e la ricerca sulle referenze, tracciano l’identikit : made in Italy e Francia non convenzionale, a prezzi – alla mescita – imperdibili. Abbiamo aperto, l’eccelsa Barbera di Rinaldi a 50euro, venti euro in meno rispetto ai ricarichi applicati da altre parti. La disponibilità alla mescita e la scelta conseguente è illuminante, imprimendo una crescita ulteriore al movimento del vino bolognese.
La cucina è affidata al giovane Matteo Iadanza, cresciuto al fianco di Lorenzo Vecchia, in assoluto uno degli chef più estrosi ed identitari nella ristorazione locale. L’appendice e la “scuola” è inevitabile, si avverte. Dobbiamo considerare sempre quanto sia “unico” Vecchia e quanto lo stesso Iadanza abbia un nome, un cognome e due mani. Grandi fornitori, artigianali come i vini e ramo vegetariano, per incrociare similitudini, affinità ed armonia con le caratteristiche dei vignaioli in pairing. Mensilmente i piattini vanno e vengono, rimangono invece grandissimi salumi e bei formaggi (che con qualche grado in più nella temperatura di servizio, si esprimerebbero ancor meglio).
Nelle ricette, alcune piatti sono più “chiusi” e compiuti, altri si possono accordare, in termini di testure e sapidità. Peperoni, acciughe, capperi e pane ruota tutto intorno alla pungenza ed ai contrasti, è dritto, gustoso e ficcante. Uovo (che cottura incisiva!), spinaci e crema al parmigiano il più rotondo e “umami”. Poi l’insalata con ravanelli e maionese alla senape per chi adora divertirsi con le acidità e la croccantezza. Carote, anacardi, tahina e miele è un complemento di dolcezze arruolate intorno alla texture della carota, quasi come se fosse carne. Meno rimarcabile il porro, yogurt e olive nere ed il pane & burro su cui inevitabilmente l’attesa dei capolavori lievistici (e di aromaticità avanguardista sul burro) inerenti ad Ahimè ed Unodiquestigiorni, vengono delusi. Di gusto, equilibrio e precisione la ciambella, morbida e aromatica, con creme fraiche.
All’ingresso, un locale completamente sold out crea un vortice rigenerativo di coperti : in 20’ si sgombra e nei successivi 10’ si riaffolla di tavolate numerose e tanta presenza femminile, quest’ultima molto sensibile al taglio veg della cucina ed al buon vino naturale. Il costo di un aperitivo, di una cena completa è molto, molto competitiva per i tempi attuali e finalmente offre possibilità ed invoglia ad aprire belle bottiglie. Il movimento intorno ai tavoli inoltre, coinvolge numerosi produttori, gourmet, appassionati e volti noti della ristorazione locale. Siamo solo ai primi quattordici giorni ma ViniBelli promette di imbellire il quartiere ed offrire un nuovo gradito riferimento nell’enogastronomia locale.