La cucina che ha mantenuto i prezzi di un tempo con uno stile moderno e contaminato
Nei pressi della stazione ad alta velocità, il Mercato Albani continua a crescere, mostrandosi un contenitore gastronomico allevato dalle idee anti convenzionali di molti imprenditori giovani e prodigiosi.
Oltre a contribuire a garantire presidio e qualificazione sociale all’interno di un’area che ne necessita, anno dopo anno continua a progredire, allestendo un parterre di bistrot caratterizzati da verve, stile e qualità.
C’é il greco Skordato che accumula code e fedelissimi, Bollore capace di divulgare botaniche autoctone nei propri vermouth, Sbando con i suoi vini artigianali, Il Pollaio e Sumo con i loro vini naturali e spirits ricercati, Spaghetto che interpreta il piatto italico più pulp in chiave urban street ed infine Ligera, una vera chicca.
Il locale di Niccolò Gozza non solo si contraddistingue all’interno del contesto underground dell’intero mercato, rinnovato da queste insegne (pur mantenendo le botteghe agli orari diurni) ma si manifesta a gran voce tra le insegne più divertenti di tutta la città. Il rapporto tra proposta, ricerca, qualità parametrate al prezzo difficilmente trova paragoni, si raggira intorno ai 30-35euro, si sta benissimo, si mangia di gola senza banalità e si beve altrettanto bene sempre a cifre fuori mercato. Piattini e cotture che seguono il registro degli ingredienti, tra ritmi punk rock e note funky.
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La tanto chiacchierata e bistrattata “sostenibilità” qui non si riversa solamente in quei piccoli artigiani da cui Niccolò procaccia materie prime di grande espressione ma anche in come ha strutturato il suo locale, muovendosi con gli step giusti dall’apertura ad oggi, sia per quanto concerne i cambi di menù che per l’ampliamento della struttura che garantisce un banco conviviale ed un dehors coperto riscaldato.
Imperdibili ed inamovibili alcuni assi, partendo dal pollo fritto, probabilmente il migliore del capoluogo emiliano, per leggerezza della frittura & panatura, succosità al morso nel petto e cosce da irrorare con la mayo al miso, garante di un tocco umami che si riversa su molte ricette e ravanelli in agro a pulire i bocconcini fagocitanti. Un capolavoro la mozzarella in carrozza, composta con il pane in cassetta rigorosamente fatto in casa, mozzarella del caseificio Morandi, the matcha e salsa di pomodori, fragole e peperoncino a rigenerare uno dei capolavori street food più atavici, come dev’essere godurioso in epoca moderna.
Si alternano a piatti che suggerisco di orbitare sul tavolo, assaggiare e condividere, a drinketti e vini naturali in cui lambruschi e vitigni del territorio che ripercorrono un canale etico e di filiera, senza esorbitare in inutili stoccaggi a lungo termine, per la natura di questa insegna.
Mani e denti si scatenano nei sofficissimi bun : anche sull’arte bianca la manodopera è self made, baguette – pane al vapore e pan brioche che racchiudono pancia di maiale in doppia cottura, acciughe, cipolla agrodolce e salsa alla senape, equilibrando e diluendo la goduriosa grassezza a controparti agrodolci, salate, piccanti. Grintosa la variante di mare con polpo, di splendida masticazione, cime di rapa e mayo alla paprika ad introdurre quelle ventate mediterranee unificate ad un ideale di melting pot, ammaestrato con estro e comprensibilità.
Gesti incisivi, per esempio, nello spaghetto soba con agretti, in cui alla masticazione si unificano in un corpo solo con limone, peperoncino, arachidi, evolvendo contrasti agro, etnici nel furore di leggerezza e piccantezza. Midollo e seppia è una combo tutta carnosa tra grassezze e masticazioni, mari & monti nel centratissimo ossimoro.
Ligera meriterebbe un appuntamento frequente e settimanale, per l’elasticità della proposta, il rapporto tra godimento e propositività, la vivacità dell’atmosfera da cui bisognerebbe prendere spunto per riprodurre mercati che dialogano con la cucina con questo interesse e con quello sprint imprenditoriale giovanile che nonostante tutto, esiste e resiste.