Uno di Questi Giorni : una combo di talenti regala un’esperienza unica nel centro bolognese

Uno di Questi Giorni : una combo di talenti regala un'esperienza unica nel centro bolognese

L’attenzione ha calamitato gruppi di passanti, sbirciando i cantieri che per lunghi mesi hanno suscitato attenzioni e lasciato intuire che qualcosa di bello e intrigante stava per accadere nell’elegante e tranquilla via Santo Stefano.
Uno di Questi Giorni doveva prendere vita addirittura prima di Ahimè, una delle migliori aperture su Bologna degli ultimi anni. Iter burocratici ed edilizi hanno rallentato il nuovissimo locale che da questo inverno affascina i buongustai della madrepatria emiliana ed i turisti stranieri.
Continua ad accadere tutt’ora, nell’adiacente via de Buttieri, quando pre e durante il servizio, dalle vetrate a vista, ci si lascia ammaliare dalla sinfonia, armonica, corrisposta dalla giovane brigata di cucina alle prese con le preparazioni o le cotture espresse per il servizio serale. Accadde proprio lo stesso agli esordi di Ahimè, con quel filo di scetticismo in più che accomuna ed estranea il conservatorismo petroniano, spiazzato da influenze, stili e modalità esterofile, del tutto inedite sotto le Due Torri.
Eppure tutto si può fare nel 2025, l’importante è averne visione, talento e capacità, tre parametri tutt’altro che comuni. La brigata di questo gruppo li possiede eccome e lo ha dimostrato; molti di essi pensate, non avevano nemmeno mai frequentato i salotti di questa città prima di cinque anni fa. Sono riusciti a catturare anzitempo, giocando in anticipo su ciò che oramai stanno cercando in molti colleghi, le esigenze della clientela, inglobandole fluidamente all’interno di un cosmo condiviso, dall’identità prorompente. Un motto gastro conviviale, focalizzato sul generare un’atmosfera dinamica per il commensale proprio come per la clientela, a fronte di un menù veloce assecondato dall’estro di Lorenzo Vecchia e corrisposto da sala e cucina. Comprensibilità, energia e divertimento appurati seguendo un filone vocato per la filiera corta, il risanamento dell’artigianalità alimentare di cibo e vino, la connessione diretta all’agricoltura sorgente primigenia negli orti di proprietà. Un successo sperato che ha ottimizzato in poco tempo quella fruibilità in ambedue i servizi, premiato con una stella verde ed una bib gourmand dalla Guida Michelin e che probabilmente al momento giusto, ha sciolto i nodi intorno al magnifico immobile posto al civico 91 di via Santo Stefano, offrendo al pubblico un secondo atto.

Dallo speranzoso e scaramantico intercalare di quartiere, Uno di Questi Giorni è già diventato il cigno bianco della ristorazione bolognese. Un impatto capace di emanare e diffondere un’anima singolare, di un gusto internazionale spiazzante per la raffinatezza dai rimandi nordici e dalla sua essenza naturale. Il legno è un elemento arcadico che sprigiona il suo ciclo attraverso la manodopera dei tavoli e delle sedute, proseguendo nei rami che si sviluppano da un tronco scenico che “sorregge” la sala e si propaga nelle travi a vista, fino alla brace, qui timbro ispirazionale di un menù concettualmente simbiotico a quello di Ahimè.
Materie prime ed ingredienti però si disinnestano dai terreni di Pragatto, linfa preferenziale di ortaggi, vegetali e suini per il fratello maggiore di via San Gervasio, unitamente ad altri piccoli produttori del territorio, fedeli collaboratori del progetto. Il diametro del chilometraggio si allarga pur mantenendo il medesimo rigore e criterio per la qualità della materia prima nel retaggio di tutti i suoi progetti, lavorazioni sempre minimali come il numero di ingredienti, destrezza tecnica, impulso esecutivo, cifra stilistica radiosa appartenente al know how di Lorenzo Vecchia – oramai uno dei cuochi dalla personalità più travolgente e riconoscibile in città.
Dalla sala fuoriesce un’atmosfera melodica, alleggerendo il concetto di fine dining, rimodulandone l’approccio rilassante e confortevole nei confronti del commensale, tanto affascinato dal contesto quanto adagiato da garbo e attenzioni garantite da uno staff brillante e virtuoso. Il team allestito da Uno di Questi Giorni è una fusion vincente tra gli artefici di Ahimè come l’indispensabile Gian Marco Bucci ed i coetanei portentosi emersi dalle stagioni allo stellato I Portici, tra cui Riccardo Ricci e Marco Sbaliò, un tandem di spicco per il comparto enoico, vocato da produttori naturali che agiscono di riflesso sulla cucina, prediligendo vitigni autoctoni attraverso terroir emozionali. Tra le stufe un intrigante melting pot poliglotta si cimenta nel rinnovamento delle ricette, dall’Asia ai Paesi Bassi.
Le doti della panificazione riemergono riportando i capolavori “rivoluzionari” per interpretazione, procedure e fattura espresse fin dai primi tempi da Ahimè, laddove l’arte bianca ha raffigurato un capitolo a parte del menù. Si ritrova, eccedendo, anche qui, con pane – grissini e quella straordinaria focaccia arrostita seguita dal burro affumicato come apripista tematico del percorso a degustazione e dell’olio dell’Azienda Agricola De Fermo.
Cinque o sette, i piatti a sorpresa (65/85 i prezzi vini esclusi) con accelerazioni e utilizzi poliedrici della brace da cui poter attingere; in generale non mancano quei contrasti più taglienti, materici ed elettrizzanti su cui almeno in 1 / 2 piatti, Vecchia si sfoga, perlustrando al contempo il resto del percorso con una tecnica ed una “chiusura” finale della ricetta di assoluta finezza gustativa

Espressioni cangianti come nel baccalà mantecato con ceci, mela, tahina e dragoncello, acutezza e sensibilità nei finocchi, latte di cocco sulla linea dell’equilibrio e dell’assortimento, pinoli tostati(progredendo note fumé) e zafferano ad immedesimare un risotto alla milanese spurgato dall’opulenza a vantaggio di un’acutezza sul vegetale, se vogliamo in sostituzione dei primi piatti totalmente assenti dal menù. Mineralità, tratti balsamici a contatto con il timbro arrostito nei cardi al latte, cavoletti di Bruxelles, scalogno, menta e olive.
Impetuoso e tellurico il rognone, gamberi e prezzemolo, una fusion apparentemente straniante, che in bocca genera un vortice corroborante assimilando quasi in un corpo unico i due ingredienti : il rognone appena scottato ed il gambero si mescolano e quasi si camuffano a vicenda, sfoggiando tempre viscose, saignant, fondenti e salmastr,e agevolate se non direttamente tagliate, dal prezzemolo. Encomiabile esercizio stilistico in cottura nello spazio dedicato alla brace, spesso punto saliente nella scelta “à la carte”, la succulenza poderosa del coniglio agisce con carota, olivello spinoso e alloro, fronteggiando il sentore calibrato della brace con allietanti note aromatiche, di delicatezza.
Se da Ahimé il clima festoso e disinvolto nella dimensione degli spazi per il cliente ne ricama un’identità sul menù, Uno di Questi Giorni ha perfettamente centrato l’impatto confidenziale e l’umanità approcciata al fine dining, una chiave di lettura tutt’altro che scontata da replicare, se non come in questo caso, messa appunto e trasmessa dall’ingegno giovanile accorpato al talento.