Rosteria Luciano
Fascia di prezzo
€€ ModeratoOwner
Per saperne di più
Sito internet
www.rosterialucianobologna.itIl complesso è uno dei tanti eleganti palazzi ottocenteschi che presiedono la zona. Nel dopoguerra fu Francesco Franceschi ad avviarne la destinazione d’uso gastronomica, attraverso una visione eclettica che dalla rosticceria serviva ai tavoli piatti freddi e piatti caldi, configurando un neologismo da Rosteria, mantenuto per sempre invariato. Un potenziale che non si fece scappare il celebre cuoco Luciano Draghetti, autore della gestione più florida di questo indirizzo : con grandi piatti di caratura internazionale divenne parte dell’Unione del Buon Ricordo e prese assegnazioni e riconferme dalla Guida Michelin. Dalla fine degli anni ’70 poi per lungo tempo venne gestita dai coniugi Bicocchi che mantennero Rosteria Luciano tra le insegne di riferimento, in assoluto, per la cucina tradizionale bolognese.
Dal 2023 è Luigi Giglio, chef e patron, ad essersi assunto il peso di questa nomea. Appassionatissimo del settore, a differenza di molti altri che c’hanno provato, sta dimostrando continuità, centratezza ed idee molto lucide. Ha avuto il coraggio di rinunciare all’emblematico “fritto misto alla bolognese” di cui oramai questa cucina era rimasta l’unica erede. Pochissime disgressioni da quelle che sono le ricette più comuni nel capoluogo emiliano, applicate con pochi, pochissimi errori. Nella sala, che mantiene il fascino d’antan, pur con un restyling che ne ha tonificato luminosità e freschezza, si viene accolti con gentilezza ed attenzioni, da un personale tutto al femminile. Lasagne gustose, onnipresenti, dotate di strati che includono un ripieno fresco e digeribile. Gramigna ben cotta ed altrettanto amalgamata con zafferano e parmigiano 30 mesi, come le tagliatelle al ragù di cortile con l’ovarina, in cui basta un attimo per slegare il condimento dalla pasta, qui ben mantecata e studiata nel morso, unitamente alle frattaglie. Da provare i balanzoni in crema di parmigiano, tra i piatti più apprezzati comunemente. Coniglio, brasato, cotechino, lessi e bolliti altrettanto convincenti e di qualità superiore alla media. Lo è meno il risotto e ossobuco (per cottura, temperature e preparazione). Si deve concludere il pasto con dessert della tradizione molto curati : la pinza bolognese non penso abbia eguali nel centro storico. Carta dei vini poco stimolante; in estate si cena in una corte intima e romantica, situazioni che si possono ritrovare anche in inverno prenotando un tavolo “speciale” riservato e defilato dalle sale principali.
Il piatto dello chef
Tagliatelle al ragù di cortile al coltello