Agostino Iacobucci
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agostinoiacobucci.itLe ambientazioni da maison francaise vengono contestualizzate dal parco secolare di Villa Zarri, patria del Brandy che ospita uno dei migliori ristoranti della regione, premiato con una stella dalla Guida Michelin. Una dimora cinquecentesca idilliaca decorata con affreschi, statue e drappeggi manifesta un corredo charmant scalfito da una luminosità radiosa. Negli esterni sorge l’orto, prolifica ed indispensabile sorgente di una ricchissima varietà di vegetali che anno e dopo anno maturano un fil rouge etico con la cucina, filtrandoci un progetto di integrazione sociale che agisce nell’arte agraria.
Ha sprigionato il suo “io” lo chef campano Agostino Iacobucci, inglobando sinuosamente, la sua ineguagliabile impronta mediterranea ad un filone green autosostenibile, in grado di dar lustro ulteriormente a piatti accarezzati da grazia, estetica, leggerezza ed un timbro gustativo importante. Se difatti la finezza tecnica con la quale da estro a panificati, arte bianca, tecniche di declinazione francese lo hanno portato al successo, oggi con un vigore assoluto riescono a fondersi con acidità, botaniche, effluvi balsamici ricavate proprio dal vegetale. Soavi, friabili e rinfrescanti gli snack di benvenuto, celebre il Napoli incontra l’Emilia, fusion meravigliosa ricamata in un tortello al ragù napoletano con parmigiano reggiano, oramai signature. Sciabordio di umami nell’anguilla di Comacchio, pinoli, agrumi, misticanza al gin e sapori orientali, piatto di masticazione e di sensazioni, nonché di formidabile cottura, peraltro replicata anche su quaglia e piccione. Il babà a tre lievitazioni oramai è il più famoso d’Italia per una levità ultraterrena, prima della piccola pasticceria, altro capitolo di lussuria. 700 le etichette proposte in carta, intrigante il pairing per la caratura delle degustazioni, proposte ad un rapporto qualità prezzo eccellente. Sul litorale adriatico tra l’altro, non perdetevi il secondo progetto di Iacobucci : Ancora, già stella Michelin a soli pochi mesi dall’apertura.
Il piatto dello chef
Babà a tre lievitazioni